LE
RAGIONI L'ALT(R)O
TEATRO MAD
MITREO
FILM FESTIVAL
Le
Ragioni
"In questa pagina ci preme raccontare ciò che abbiamo
percepito d'istinto sulla guerra in Iraq e le esperienze fatte,
così diverse, nei giorni prima e dopo l'annunciata aggressione: io da qui
cercando di tirarlo fuori tramite una canzone, e Antonio da Damasco
prima e Baghdad con gli Human Shield dopo, raccontandolo in una mail".
Donato
"Le ragioni"
Ascolta/Scarica/

11.4.2003, Damasco
La guerra di "liberazione" sembra volgere al termine, e "la democrazia
e la giustizia" si apprestano a fare ritorno in Iraq.
Alle statue di Saddam si sostituiscono i vessilli americani: abbastanza
simbolico del significato e del senso di questa guerra sporca che
come prevedibile ha avuto il suo sporco esito. Saddam come prevedibile
ha salvato le penne e se lo ha potuto fare è perché
chiaramente aveva il benestare dei liberatori che evidentemente
non avevano nulla di personale contro di lui e volevano solo prendere
il suo posto.
Chi è stato a pagare il prezzo di questi giochetti sono gli
iracheni, la gente normale che, come sempre, in mezzo a due fuochi,
subisce e paga il prezzo reale di ogni guerra.
E' per loro che siamo partiti per Baghdad, non certo per appoggiare
il regime di Saddam, eppure come prevedibile,
chi ci ha strumentalizzato è stata la stampa occidentale
che ci ha definito sostenitori di Saddam, pedine nelle sue mani
se non addirittura traditori.come è possibile dire cose del
genere?
Noi scudi, come gran parte della popolazione "civile" del mondo
intero sentivamo il bisogno di agire, di non aspettare immobili
il corso degli eventi, di non restare ancora una volta a guardare
e a subire le notizie di un'informazione che ancora una volta ha
dimostrato di essere tutt'altro che libera: bastava guardare la
differenza tra un notiziario o un giornale arabo e uno americano,
inglese o Italiano: disarmante.
Chi ha provato a fare una informazione più decente si è
ritrovato un missile o una cannonata in testa, al pari dei nemici.
Pensavamo all'inizio con ingenuità di poter impedire questa
guerra, e in questo stavolta abbiamo fallito, ma dagli errori s'impara
tanto.
Se non altro, vi assicuro non è poco, abbiamo portato personalmente
la nostra solidarietà agli iracheni, che isolati come sono
forse pensavano che tutti gli stranieri fossero come Bush e Blair
e perché no come Berlusconi se solo lo conoscessero.
Siamo stati accolti ovunque in maniera straordinaria con un calore
e un affetto che onestamente non riesco e non voglio tradurre in
parole, capace da solo di portare alle lacrime, di commozione e
di rabbia.Non potrò mai dimenticare tutta la gente che per
strada ci ha incrociato per strada col pollice in su o ci ha avvicinato
solo per dirci: "grazie per quello che state facendo".
E'stata una cosa imbarazzante allora e lo è ancora di più
adesso che sono qui.
Io ho deciso di andare via, ho lasciato Baghdad qualche giorno prima
dell'attacco, perché ogni ragionamento logico mi imponeva
di andare.Eravamo lì per impedire una guerra, se una guerra
ormai ci sarebbe stata che senso aveva restare?
Che senso ha rischiare di morire in una raffineria o in una centrale
elettrica? Per chi avrei rischiato?
Davvero per il popolo iracheno? L'impressione è che morire
in una raffineria mi avrebbe solo reso martire del regime e non
avrebbe certo aiutato la gente: ben diverso sarebbe stato forse
metterci a protezione di case civili, tra la gente.
Ma non avevamo alternativa: quei siti o lasciare il paese.
Ho pensato che sarebbe stato giusto fare quello che molti iracheni
non avrebbero potuto fare: mettersi al sicuro.
Ciò nonostante, andare via è stata una scelta dolorosa
e sofferta, di cui mi sono pentito mille volte, e ancora adesso
mi pento vedendo le immagini di Baghdad in tv o sui giornali e riconoscendo
questo o quel posto e ricordando le persone che vi avevo incontrato
e che sono rimaste lì e delle quali non posso evitare di
chiedermi la sorte.non posso fare a meno di sentire di aver tradito
gli iracheni, la gente che sperava in me, di essere un vigliacco.ero
uno scudo umano?
E allora perché sono andato via prima che le bombe cominciassero
a cadere?
Per questo nutro una immensa stima e rispetto per gli scudi che
hanno deciso di restare: è grazie a loro che siamo riusciti
a portare a termine un obiettivo molto importante: tutti i siti
in cui erano presenti gli human shield non stati bombardati.sarà
una coincidenza?
Noi crediamo di no visto che nel 1991 tutti i siti erano stati tra
i primi obiettivi adessere distrutti dai bombardamenti, in violazione
delle norme di diritto internazionale che definiscono un crimineattaccare
o distruggere infrastrutture che forniscono servizi essenziali alla
popolazione.
Crediamo che, se Baghdad abbia potuto avere elettricità ed
acqua potabile sino quasi alla fine, sia stato anche un po' per
merito di quei pazzi che erano a protezione della centrale elettrica.
Ma anche se la Bontà americana ha risparmiato loro la vita,
molti di loro probabilmente pagheranno col carcere la loro scelta.
Gli scudi umani hanno perso perché una guerra c'è
stata, e troppi civili ne sono vittime, ma hanno vinto perché
i siti che poche decine di loro proteggevano in fin dei conti non
sono stati toccati, il che vuol dire che la prossima volta bisognerà
essere in tanti, molti di più,
e una guerra sarà di fatto impossibile.
Ma se gli scudi sono salvi quale sarà la sorte di tutte le
persone che in questi giorni ho visto partire per l'Iraq per resistere
all'invasione americana?
Qui da Damasco ho visto decine e decine di autobus per Baghdad:
persone normalissime vi assicuro, non integralisti fanatici pronti
all'appello al jihad lanciato da Saddam senz'alcuna autorità,
al limite patrioti che rispondono al grido di aiuto di loro fratelli;se non si accetta questo bisogna pensare che anche chi ha combattuto
per la liberazione dell'Italia dal fascismo fosse un gruppo di fanatici
integralisti nazionalisti.
Nonostante i confini politici imposti nel secolo scorso i siriani
considerano ancora gli iracheni loro fratelli e viceversa, questo
a dispetto dei contrasti e delle rivalità politiche, e così
i libanesi, gli egiziani, gli algerini, i tunisini, i marocchini.
che ho visto affollare l'ambasciata irachena di Damasco in questi
giorni, insieme agli iracheni che chiedono di tornare alcuni solo
preoccupati di ritrovare i propri familiari.
Tanti di quei pullman sono stati colpiti da missili.chi è
tornato a Damasco da Baghdad ha visto autobus, automobili, camion
e perfino un'autoambulanza distrutti sulla strada per la capitale,
lo stesso chi è tornato ad Amman per un strada diversa.
In Italia di sicuro sarà già stato detto che sono
stati gli stessi iracheni a colpirli per incolpare i "missionari"
americani, se mi è consentito ho dei dubbi al riguardo.
Del resto gli americani hanno avuto il coraggio di costruire una
guerra su pretesti palesemente fasulli: voglio ben sperare che non
ci sia ancora qualcuno che creda ancora a tutta la storia delle
armi di distruzione di massa, davanti all'evidenza di un paese che
come strategia difensiva di Baghdad ha adottato quella di fare delle
trincee di petrolio e di dargli fuoco per diminuire la visibilità,
abbastanza primitiva come tecnica per uno dei paesi più pericolosi
al modo per la sicurezza dell'umanità.
Poco male anche se l'evidenza nega il pretesto, è sufficiente
mostrare le immagini dell'affetto degli iracheni nei confronti dei
liberatori.
Sarà stato un caso la rapidità con cui gli americani
hanno preso la zona del Palestine Hotel in cui risiede la stampa
di modo che le immagini della statua di Saddam buttata giù
potessero fare il giro del mondo?
Sarebbero troppe coincidenze, la realtà, solitamente, è
molto più semplice.
|